Il ministro dell'universita', Stefania Giannini, ha annunciato una riforma del test di accesso a medicina. L'idea, da quello che si capisce dall'annuncio, sarebbe la seguente: accesso libero alle facolta' di medicina, poi selezione degli aspiranti dottori alla fine del primo o del secondo anno di università. A noi sembra una pessima idea e quindi speriamo si tratti solo di una banale boutade elettorale. Spieghiamo perche'.
Iniziamo dal metodo, e passiamo poi alla sostanza. Sul metodo, stupisce (perche' arriva da un'accademica a capo del ministero che tra le altre cose finanzia la ricerca scientifica) e deprime (perche' ancora una volta si fa cosi') l'annuncio di riforme con un post su Facebook (!), senza alcuna seria valutazione scientifica del sistema esistente. . Per esempio, il ministro Giannini sa dirci se il sistema di selezione attuale funziona oppure no rispetto all'obiettivo di formare un numero sufficiente di buoni medici? E, se no, perche'? I test di accesso sono stati oggetti di molte critiche sui giornali perchè basati su domande di logica e cultura generale e non sulle conoscenze necessarie per la facoltà di medicina. E' possibile che siano fatti male, ma i test di accesso possono e devono essere valutati in modo rigoroso, utilizzando il metodo scientifico. O quantomeno raccogliendo e analizzando i dati. Forse basterebbe cambiare le domande senza stravolgere il sistema che comunque ha garantito un flusso di laureati più o meno congruo con la domanda di medici.
Ma veniamo alla sostanza. Un primo problema sono le risorse fisiche (spazi, aule, attrezzature, ecc.) e umane (professori) nelle universita' italiane. Poiche' queste risorse sono pressoche' date nel medio periodo, e poiche' il rapporto aspiranti/ammessi a medicina e' stato nel 2014 di 6:1, l'effetto, e' facile capirlo, sara' una catastrofica congestione delle facolta' di medicina. Impossibile adeguare le risorse per il 2015/2016, primo anno di attuazione del nuovo sistema secondo l'annuncio. Poiche', come e' facile capire, la qualita' della formazione dipende anche dalla (assenza di) affollamento delle aule e congestione delle risorse umane nelle universita', moltiplicare per 6 gli studenti di medicina al primo anno o ai primi due anni potrebbe avere come primo plausibile effetto quello di peggiorare la preparazione dei medici. Non solo: gli studenti piu' motivati potrebbero fuggire dal sovraffollamento andandosene altrove (altre discipline, altri paesi), il che potrebbe ulteriormente peggiorare la qualita' media dei laureati in medicina.
Un secondo problema e' che molti studenti sprecheranno un anno o due. Le associazioni studentesche hanno esultato all'annuncio del ministro, ma non si rendono conto che sarebbero loro i principali perdenti di una riforma fatta cosi': uno o due anni in aule congestionate, poi uno su 6 sara' selezionato e gli altri 5 saranno fuori, costretti a iniziare una nuova carriera o, peggio ancora, ad abbandonare del tutto gli studi. I baroni delle facolta' di medicina, invece, sarebbero i principali vincenti, perche' avrebbero facile gioco nel far pressione per ottenere risorse aggiuntive (abbiamo 6 volte gli studenti di prima, per Giunone!). Meglio sarebbe una riforma generalizzata in cui il primo o primi due anni di universita' sono simili per tutti con la specializzazione in campi di studio specifici che avviene solo a 20-21 anni. Scommettiamo che qualcuno tra questi 5 esclusi fara' ricorso per avere comunque l'accesso agli anni successivi. Le basi giuridiche del numero chiuso sono fragili e non e' inverosimile un'ondata di ricorsi al TAR soprattutto quando, dopo uno o due anni, uno ha gia' fatto un investimento consistente. Questo indica un terzo problema che possiamo chiamare di time inconsistency: si formera' un esercito di persone che vorra' accesso alla facoltà di medicina, e per come vanno le cose in Italia lo avra': dottori ope legis, dunque. Oppure, saranno tutti "i migliori": il ministro evoca le asticelle fissate dalle singole universita'. Crede di essere in Svezia. Vedrete, se mai faranno questa cosa, l'asticella che fissera', diciamo, l'Universita' di Frittole: dottori ope Frittole. Non ci resta che piangere, appunto.
Abbiamo il sospetto che una riforma di questo tipo abbia un solo scopo quello di avere ogni anno un grosso numero di studenti la cui carriera scolastica dipende dalla decisione politica del ministro dell'universita' di turno, studenti il cui voto e' a disposizione del ministro, anno dopo anno.
Il ministro dell'universita', Stefania Giannini, ha annunciato una riforma del test di accesso a medicina. L'idea, da quello che si capisce dall'annuncio, sarebbe la seguente: accesso libero alle facolta' di medicina, poi selezione degli aspiranti dottori alla fine del primo o del secondo anno di università. A noi sembra una pessima idea e quindi speriamo si tratti solo di una banale boutade elettorale. Spieghiamo perche'.
Iniziamo dal metodo, e passiamo poi alla sostanza. Sul metodo, stupisce (perche' arriva da un'accademica a capo del ministero che tra le altre cose finanzia la ricerca scientifica) e deprime (perche' ancora una volta si fa cosi') l'annuncio di riforme con un post su Facebook (!), senza alcuna seria valutazione scientifica del sistema esistente. . Per esempio, il ministro Giannini sa dirci se il sistema di selezione attuale funziona oppure no rispetto all'obiettivo di formare un numero sufficiente di buoni medici? E, se no, perche'? I test di accesso sono stati oggetti di molte critiche sui giornali perchè basati su domande di logica e cultura generale e non sulle conoscenze necessarie per la facoltà di medicina. E' possibile che siano fatti male, ma i test di accesso possono e devono essere valutati in modo rigoroso, utilizzando il metodo scientifico. O quantomeno raccogliendo e analizzando i dati. Forse basterebbe cambiare le domande senza stravolgere il sistema che comunque ha garantito un flusso di laureati più o meno congruo con la domanda di medici.
Ma veniamo alla sostanza. Un primo problema sono le risorse fisiche (spazi, aule, attrezzature, ecc.) e umane (professori) nelle universita' italiane. Poiche' queste risorse sono pressoche' date nel medio periodo, e poiche' il rapporto aspiranti/ammessi a medicina e' stato nel 2014 di 6:1, l'effetto, e' facile capirlo, sara' una catastrofica congestione delle facolta' di medicina. Impossibile adeguare le risorse per il 2015/2016, primo anno di attuazione del nuovo sistema secondo l'annuncio. Poiche', come e' facile capire, la qualita' della formazione dipende anche dalla (assenza di) affollamento delle aule e congestione delle risorse umane nelle universita', moltiplicare per 6 gli studenti di medicina al primo anno o ai primi due anni potrebbe avere come primo plausibile effetto quello di peggiorare la preparazione dei medici. Non solo: gli studenti piu' motivati potrebbero fuggire dal sovraffollamento andandosene altrove (altre discipline, altri paesi), il che potrebbe ulteriormente peggiorare la qualita' media dei laureati in medicina.
Un secondo problema e' che molti studenti sprecheranno un anno o due. Le associazioni studentesche hanno esultato all'annuncio del ministro, ma non si rendono conto che sarebbero loro i principali perdenti di una riforma fatta cosi': uno o due anni in aule congestionate, poi uno su 6 sara' selezionato e gli altri 5 saranno fuori, costretti a iniziare una nuova carriera o, peggio ancora, ad abbandonare del tutto gli studi. I baroni delle facolta' di medicina, invece, sarebbero i principali vincenti, perche' avrebbero facile gioco nel far pressione per ottenere risorse aggiuntive (abbiamo 6 volte gli studenti di prima, per Giunone!). Meglio sarebbe una riforma generalizzata in cui il primo o primi due anni di universita' sono simili per tutti con la specializzazione in campi di studio specifici che avviene solo a 20-21 anni. Scommettiamo che qualcuno tra questi 5 esclusi fara' ricorso per avere comunque l'accesso agli anni successivi. Le basi giuridiche del numero chiuso sono fragili e non e' inverosimile un'ondata di ricorsi al TAR soprattutto quando, dopo uno o due anni, uno ha gia' fatto un investimento consistente. Questo indica un terzo problema che possiamo chiamare di time inconsistency: si formera' un esercito di persone che vorra' accesso alla facoltà di medicina, e per come vanno le cose in Italia lo avra': dottori ope legis, dunque. Oppure, saranno tutti "i migliori": il ministro evoca le asticelle fissate dalle singole universita'. Crede di essere in Svezia. Vedrete, se mai faranno questa cosa, l'asticella che fissera', diciamo, l'Universita' di Frittole: dottori ope Frittole. Non ci resta che piangere, appunto.
Abbiamo il sospetto che una riforma di questo tipo abbia un solo scopo quello di avere ogni anno un grosso numero di studenti la cui carriera scolastica dipende dalla decisione politica del ministro dell'universita' di turno, studenti il cui voto e' a disposizione del ministro, anno dopo anno.
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